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L'impianto ornamentale

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“Il pavimento è condotto a terrazzo con smalti, ed è opera elegantissima di artisti veneziani. Nel mezzo dell’ottagono quattro grandiosi mosaici del Salviati rappresentano gli stemmi d’Italia e d’Inghilterra avvicendati. Le botteghe, che in numero di 96 occupano tutto il piano terreno dei due lati del fabbricato, sono vaste, eleganti e chiuse da ampie portiere di vetro: tra l’uno e l’altro ingresso e sopra basamenti di marmo si alzano delle svelte lesène ornate di stucchi a disegni svariatissimi, e che salgono fin sopra il primo piano, ove una loggia corre, circondata da una bella balaustra, su cui sono allogati gli stemmi delle cento città d’Italia, attorno a tutto l’edificio. Il primo piano ha finestre ampie e maestose, e al disopra s’alza un secondo piano assai basso e quasi completamente mascherato dalla balaustra della loggia, che, secondo noi, costituisce un vero difetto, perchè evidentemente non risponde all’insieme del disegno. Il terzo piano, che meglio sarebbe stato il secondo, sorge in belle proporzioni, e le finestre di esso elegantemente architettate sono intercalate da grandiose cariatidi, le quali sopportano un ricchissimo cornicione, da cui poi si spiccano gli archi di ferro della invetriata. Nelle quattro lunette, che vengono a formarsi nell’ottagono per l’incurvatura della cupola, quattro distinti pittori, il Casnedi, il Pagliano, il Giuliano e il Pietrasanta, condussero a fresco quattro grandi quadri allegorici rappresentanti le parti del mondo. Anche qui potrebbesi dire che le parti del mondo son cinque, e che coteste allegorie sono ormai invecchiate; ma non fermiamoci a queste mende. Nei pennaschi dei due archi d’ingresso laterali gli stessi artisti frescarono su fondo d’oro quattro altre figure allegoriche assai più ben scelte e anche meglio riuscite, che sono la Scienza, l’Industria, l’Arte e l’Agricoltura. Nell’ottagono poi e ai fianchi dei quattro portoni d’ingresso furono collocate, allo zoccolo d’ogni lesèna, 24 statue grandi al naturale di illustri italiani eseguite da artisti milanesi, e alcune riuscirono veramente belle, come il Raffaello del Barzaghi, il Machiavelli del Magni, il Lanzone, il Giovanni da Procida ...“

dal corriere delle dame, 23 Settembre 1867

I QUATTRO CONTINENTI

Era ormai maggio inoltrato del 1867, quando, finalmente ultimata la delicata fase di copertura della Galleria Vittorio Emanuele, la società londinese concessionaria dei lavori stipulava il contratto per la decorazione delle quattro lunette subito sottostanti la poderosa volta dell’ottagono centrale. Dunque, mancavano solo poco più di tre mesi perché quella ambiziosa impresa edilizia venisse inaugurata al cospetto del re il 15 settembre, nel corso di una affollata cerimonia.


D’altra parte, dalla posa della prima pietra nel marzo del 1865, la conduzione dei lavori per la galleria era sempre proceduta secondo ritmi serratissimi, accelerati sul finire in un crescendo davvero febbrile; ne restituiscono la cadenza concitata gli incessanti aggiornamenti circa lo stato dei lavori che puntualmente si susseguono sulle pagine delle cronache cittadine, le quali non mancheranno di annunciare, il 5 agosto, il compimento della decorazione delle grandi lunette.


A tale impresa si erano dedicati quattro artisti, ciascuno impegnato nella realizzazione di un grande scomparto, così da abbreviare al massimo i tempi di compimento dell’intero insieme, sebbene a rischio di discontinuità stilistiche destinate a non sfuggire all’occhio severo del critico Giuseppe Mongeri. I quattro, impegnati in scomparti che misuravano alla base 15 metri per 7,50 di altezza, erano tutti pittori solidamente affermati a Milano e già usi a dominare superfici vaste; artisti cui la salda cultura accademica assicurava ad un tempo consumata perizia allegorica e disponibilità celebrativa, doti indispensabili ad affrontare le colossali personificazioni delle quattro parti del mondo chiamate a fronteggiarsi dall’alto della nuova galleria milanese.

  1. America di Raffaele Casmedi - mosaico di Alessando dal Prat

  2. Europa di Angelo Pietrasanta - mosaico di Alessando dal Prat

  3. Asia di Bartolomeo Giuliano - mosaico di Alessando dal Prat

  4. Africa di Eleuterio Pagliano - mosaico di Alessando dal Prat

Raffaele Casnedi, professore di disegno all’Accademia di Brera, provvedeva così ad approntare una matronale America piumata campita tra pellerossa e schiavi di colore, mentre assisa mollemente in trono, l’Asia dipinta dal suo aggiunto Bartolomeo Giuliano riceveva gli omaggi di un mandarino cinese scortato da indigeni pittoreschi.

Al giovane Angelo Pietrasanta spettava invece l’Europa bruna e severa di cui stavano a ricordare la civiltà antica i molti strumenti dell’umano sapere sui quali veglia, munito d’alloro, un genio alato. Infine, da poco reduce come Casnedi dalle fatiche decorative per la nuova stazione di Milano, Eleuterio Pagliano affidava qui la raffigurazione dell’Africa alle floride sembianze di un’antica Egizia, stagliandola tra ricche messi nilotiche e un profilo leonino di mansueta baldanza.


In un trionfo di cieli schiariti e figure colossali, erano dunque i quattro angoli del mondo il tema prescelto a coronare il nuovo omphalòs cittadino, levando alta l’ambizione ad un destino internazionale nutrita per la Milano postunitaria, città dove la galleria andava sorgendo, così come avrebbe trionfalmente ricordato nel giorno della sua inaugurazione il sindaco Beretta, grazie “al felice connubio dell’arte italiana coi capitali stranieri.”

LE ATTIVITà UMANE

Sempre nella medesima occasione poi, il re Vittorio Emanuele, passando in rassegna le diverse società operaie schierate con le loro bandiere all’imbocco della galleria, doveva manifestare felice stupore nel ritrovare queste, ad ogni sua venuta in città, sempre più numerose, quasi che dimostrassero, attraverso il variopinto affollarsi delle insegne, la crescente operosità della Milano del secondo Ottocento. E a ribadire il carattere laborioso della città lombarda provvedevano infatti, nella nuova galleria destinata ad ospitare negozi lussuosi, le raffigurazioni delle attività umane collocate entro le quattro semilunette nei due archi degli accessi laterali aperti sulle vie Tommaso Grossi e Giovanni Berchet.


Opera dei medesimi artisti già impegnati nelle pitture dell’ottagono, tali personificazioni campeggiavano contro sfondi dorati, dipinte a tempera su pannelli di tela, di cui si legge l’avvenuta messa a dimora nelle cronache cittadine del 6 settembre 1867; a Giuliano era dovuta La Scienza, cui faceva pendant L’Industria di Pietrasanta, mentre nella lunetta sovrastante via Berchet stavano appaiate L’Arte di Casnedi e L’Agricoltura di Pagliano, pittore che tra l’altro in un ampio appartamento collocato sopra l’arco della nuova galleria verso piazza della Scala avrebbe di lì a poco trasferito il proprio studio.

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  1. Le attività umane. L'agricultura di Eleuterio Pagliano

  2. Le attività umane. La scienza di Bartolomeo Giuliano

  3. Le attività umane. L'industria di Angelo Pietrasanta

  4. Le attività umane. L'arte di Raffaele Casnedi

GLI ILLUSTRI

Infine, rammentava il glorioso passato della neonata nazione, una nutrita schiera di Italiani illustri formata da venticinque statue in gesso grandi al naturale; personaggi, questi, convenuti da ogni epoca per raccogliersi, levati su mensole, lungo l’ottagono centrale della galleria cittadina, o per adornarne gli ingressi, disponendosi in coppie. Tra gli altri, 46 in una sorta di rassegna esemplare degli scultori milanesi d’Accademia di secondo Ottocento, si potranno citare Odoardo Tabacchi, autore di un Dante e di un Lanzone da Corte, Antonio Tantardini con il suo Romagnosi, per ricordare infine il nutrito drappello di Pietro Magni, presente con ben sei statue: Volta, Michelangelo, Galileo, Cavour, Leonardo e Pier Capponi.

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  1. Visuale di un lato dell’Ottagono. Particolare delle statue.

I grandi simulacri erano stati collocati via via tra la fine di luglio del 1867 e l’inizio del settembre seguente, così da garantire alla galleria, per il giorno della sua inaugurazione, un aspetto il più possibile completo, provvedendola, grazie a quelle statue in gesso, di un fasto alla lunga certamente cadùco, e tuttavia d’effetto immediato.

Comunque, doveva essere allora prevista la loro successiva traduzione in marmo, giacché in tal modo soltanto era possibile assicurare longevità agli illustri personaggi, che le alte volte della galleria non potevano certo sottrarre del tutto ai danni degli sbalzi climatici. Non stupisce allora che, mai sostituiti, già dal 1891 simili gessi, sempre più malconci, venissero mano a mano rimossi, lasciando i mondani splendori della galleria milanese per avviarsi all’oscura dimora di non meglio precisati depositi comunali.

la leggenda del toro

Al centro della Galleria Vittorio Emanuele II si trova

l'emblema di un toro che rappresenta la città di Torino

L'usanza, nata come scherno e affronto alla città raffigurata, dice che porti fortuna porre il piede sopra gli attributi del toro e compiere una rotazione completa ad occhi chiusi facendo perno su quel piede.

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  1. Particolari del mosaico che orna il pavimento, raffigurante lo stemma della città di Firenze

  2. Particolari del mosaico che orna il pavimento, raffigurante lo stemma della città di Roma

  3. Particolari del mosaico che orna il pavimento, raffigurante lo stemma Sabaudo

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  1. Dettaglio della decorazione interna: cariatide

  2. Dettaglio della decorazione interna: lesena

  3. Dettaglio dell’aquila in gesso collocata in corrispondenza degli incastri della cupola

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  1. Particolare del lucernario presente sul pavimento della Galleria

  2. Particolare della nicchia decorata sotto l’arco che si apre su Piazza della Scala

  3. Dettaglio di uno stemma della balconata dei 100 comuni