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Biffi, Campari & Co.
I grandi marchi in Galleria

Biffi il primo locale della Galleria

Secondo le cronache dell’epoca, il solo locale aperto fin dal giorno dell’inaugurazione fu il Caffè Ristorante Biffi, situato proprio al centro della Galleria, nell’Ottagono, sotto la lunetta con l’affresco dell’Africa. Ne era titolare Paolo Biffi, già proprietario di due caffè pasticcerie, offellerie come si chiamavano allora, in via Santa Maria alla Porta e in piazza Duomo, famose sopratutto per i panettoni che entravano in tutte le migliori case milanesi e arrivavano sulla tavola dei Savoia.

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  1. Interno della Galleria

Il RISTORANTE IN GALLERIA

Savini è certamente il più conosciuto ma non è il primo né l’unico nome del celebre ristorante. Nato nel 1868 come caffè, trasformato nel 1876 nella frequentatissima Birreria Stocker, nel 1884 venne rilevato da Virgilio Savini che nel 1906 lo cederà a Giuseppe Bodina. Con Bodina apparvero i divani di velluto, i tavolini con i tipici paralumi rossi, i grandi candelabri e le fioriere in ferro battuto del Mazzucottelli, gli unici arredi sopravvissuti alle devastazioni della guerra. Ci vorranno ben sette anni prima di vederlo risorgere a nuovi splendori. Il 26 dicembre 1950 è riaperto al pubblico con due sale che si vestono, come all’inizio del secolo, di divani cremisi, di specchi, di lampadari in cristallo e ancora vedono sfilare, inarrestabile, l’elenco di ospiti illustri: Maria Callas, Luchino Visconti, Charlie Chaplin, Totò, Grace Kelly.


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  1. Cartoncino pubblicitario del Savini, 1901.

Il 26 dicembre 1950 è riaperto al pubblico con due sale che si vestono, come all’inizio del secolo, di divani cremisi, di specchi, di lampadari in cristallo e ancora vedono sfilare, inarrestabile, l’elenco di ospiti illustri: Maria Callas, Luchino Visconti, Charlie Chaplin, Totò, Grace Kelly

  1. Charlie Chaplin

  2. Biglietto autografato da Charlie Chaplin

  3. Totò

  4. Maria Callas

Campari, un successo nato in Galleria

La storia di Campari comincia in un caffè di Novara, il caffè dell’Amicizia, un locale che Gaspare Campari aveva acquistato nel 1860 dopo aver lavorato in due luoghi storici di Torino e avervi appreso l’arte del liquorista. A Novara, Gaspare crea i suoi primi prodotti di distilleria, che si chiamano “Elixis di lunga vita”, “Olio di Rhum”, “Liquore Rosa”. Ma gli affari non vanno bene. Gaspare si trasferisce a Milano, dove apre un piccolo negozio di liquori sotto il Coperto dei Figini e, in vista della sua demolizione, prenota una bottega nella Galleria in costruzione. A gestire il locale è la moglie Letizia, mentre lui si dedica a perfezionare i prodotti delle sue distillazioni: nascono così il “Fernet Campari” e il famosissimo “Bitter”.

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  1. Fortunato Depero. Bitter Campari. 1928

  2. Marcello Dudovich. Bitter Campari. 1920

  3. Leonetto Cappiello. Bitter Campari. 1921

Alla morte di Gaspare, nel 1882, l’attività è ben avviata tanto da far scrivere al Corriere della Sera “Lascia 5 figli e un bel patrimonio di circa mezzo milione”.


Uno dei figli è Davide che, insieme a Guido, da un decisivo impulso alla ditta con la creazione di un altro fortunatissimo prodotto, il “Cordial Campari”, l’apertura del primo stabilimento industriale nel 1892, e l’intuizione del ruolo chiave della pubblicità tanto da affidare l’immagine dei suoi prodotti alla creatività di artisti come Cappiello, Hohenstein, Dudovich, Depero. Ed è ancora Davide ad ampliare il caffè Campari e ad aprire, nel 1915, il Camparino, sull’angolo opposto della Galleria.


Quattro anni dopo, nel 1919, cede il Caffè (Campari e Camparino) a un altro solido produttore di beveraggi, il marchio Zucca.

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  1. Fratelli Prada

I marchi storici

Nel racconto della vita in Galleria un capitolo importante è rappresentato dai negozi che hanno accompagnato la sua storia. Come la libreria Bocca, aperta in Galleria alla fine dell’Ottocento ma ricca di una storia cominciata del 1775, come si legge nella sua lunetta sopra l’ingresso. L’attività editoriale e libraria dei fratelli Bocca aveva avuto inizio nella Torino sabauda (erano stampatori di corte) e si era allargata a Parigi e Milano, dove uno dei fratelli, Giuseppe, aveva aperto una bottega già all’inizio del secolo, in Corsia dei Servi. È lì che, nel 1832, aveva stampato il libro “politicamente scorretto”: “Le mie prigioni” di Silvio Pellico.

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Esordi piemontesi anche per Borsalino, storico marchio fondato ad Alessandria nel 1857 da Giuseppe Borsalino, diventato in breve uno dei nomi più conosciuti, se non il più conosciuto al mondo, nella produzione di cappelli; una fama amplificata da un uso sapiente della pubblicità, affidata all’arte di Marcello Dudovich.

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Di origini squisitamente milanesi è invece un altro storico negozio in Galleria, l’Argenteria Bernasconi, che dagli anni Trenta fino al 2014 ha occupato un ampio spazio nell’Ottagono. Da Settembre 2014 lo spazio prima occupato da Bernasconi ospita la nuova boutique Versace: un luogo che mantiene intatti i decori originali risparmiati miracolosamente dal bombardamento della Seconda Guerra Mondiale.Grazie a un meticoloso lavoro di recupero – supervisionato dalla Sovrintendenza alle Belle Arti – fregi, capitelli, colonne e altri parti decorative sono stati riportati alla luce in modo da ridare vita a un capolavoro perduto nel cuore Milano, città che per Versace ha un ruolo fondamentale: è qui che è stata fondata la maison nel 1978. Il concept della boutique è unico: ideato da Donatella Versace insieme all’architetto Jamie Fobert, il negozio di Galleria Vittorio Emanuele II è un dialogo architettonico che fonde la forza di Versace con la delicatezza dei fregi di inizio Novecento.

Come si legge nel logo, la casa era stata fondata nel 1872, con il laboratorio aperto da Ernesto Bernasconi in via Speronari - nella zona, cioè, che da secoli riuniva le botteghe degli artigiani che lavoravano il metallo - e nel 1924, per la qualità dei suoi prodotti, era stata insignita del titolo di “fornitore della Real Casa”.

Sul lato opposto dell’Ottagono, una “firma” storica della Galleria, Prada. L’attività di Prada nasce a Milano nel 1913 ad opera di Mario Prada (nonno di Miuccia Prada) con la produzione e la vendita di borse, bauli, accessori in pelle, beauty case; nello stesso anno viene aperto il negozio in Galleria. Il negozio conserva il fascino del suo arredo originale, nel più squisito gusto dèco: pavimento a scacchi in marmo bianco e nero, i mobili in mogano massiccio e ottone commissionati nel 1910 a Pollards Pad di Londra, le vetrinette con i cristalli ricurvi, tipici dell’epoca; persino il portombrelli è quello originale, in ottone lavorato a mano.